La DG Sanità Regionale attua un PIANO STRAORDINARIO DI CONTROLLO fino al 31 luglio 2016, che comporta, rispetto a regole ordinarie, le modifiche evidenziate in rosso.

E’ POSSIBILE CHE LA REGIONE CHIUDA ANTICIPATAMENTE IL PIANO, QUALORA I CONTROLLI DIMOSTRINO IL SUPERAMENTO DELL’EMERGENZA

  • PREVENZIONE E GESTIONE DEL RISCHIO AFLATOSSINE

Il limite massimo per Aflatossina M1 nel latte è pari a 0,050 µg/kg (microgrammi/kg), ovvero 50 ng/kg (nanogrammi/kg), cioè 50 ppt (parti per trilione), superato il quale vige il divieto di consumo umano e commercializzazione.

La DG Sanità di Regione Lombardia individua come livello di attenzione il limite di 0,040 µg/kg (40 ppt), oltre il quale occorre attivare interventi correttivi.

In questa fase di emergenza, a prescindere da quanto preveda il Piano di Autocontrollo aziendale, occorre poter documentare una delle seguenti situazioni:

(NB: le analisi devono essere eseguite da un laboratorio accreditato, come ARAL, cioè inserito nel registro dei laboratori che effettuano analisi nell’ambito delle procedure di autocontrollo delle industrie alimentari.Per analisi con metodo immunoenzimatico (kit Elisa di laboratorio e Test Rapido) vale il risultato numerico; per analisi con metodo chimico (HPLC) si considera (sottrae) l’INCERTEZZA DI MISURA):

  • avere in azienda analisi recenti del latte <40 ppt. Dal 15 marzo, eseguire analisi almeno settimanale della massa, salvo diversa valutazione approvata dal veterinario ATS, considerati volumi produttivi ed esito precedenti controlli; le analisi possono essere eseguite anche da caseificio/latteria (vedi NOTA 3), purché su campione della singola azienda sia presente copia in azienda.
  • a seguito di un’analisi del latte > 40 ppt: avere avvisato il Servizio veterinario competente, entro 12 ore dall’esito, e disporre di un documento scritto che descriva:
  • a seguito di un’analisi del latte oltre i tenori massimi (> 50 ppt), aver provveduto, tenendone registrazione in un documento scritto, a:

Ministero e Regione considerano favorevolmente la possibilità di utilizzo del Test Rapido, più veloce ed economico, mantenendo almeno un campione mensile con kit Elisa di laboratorio (quindi 1 ogni 4); il punto critico di questo sistema sta nella non-tracciabilità degli esiti, poiché il Test Rapido non produce Rapporto di Prova (RdP).

  • l’immediata adozione di azioni correttive, cioè l’individuazione e riduzione o eliminazione di alimenti a rischio nella razione delle vacche in lattazione (vedi NOTA 1),
  • l’intensificazione dell’autocontrollo, con successive analisi latte che documentino il rientro a valori <40 ppt.
  • comunicare al Servizio veterinario competente il risultato dell’analisi entro le 12 ore dall’acquisizione dell’esito;
  • sospendere il conferimento e/o vendita diretta del latte e ripetere immediatamente l’analisi presso un laboratorio accreditato, per verificare il possibile sblocco del latte. Se si prevede alta probabilità di esito favorevole, è possibile avvisare ATS che si procede a nuova analisi con metodo chimico (HPLC). Se il risultato si confermerà <50 ppt, SOTTRAENDO INCERTEZZA DI PROVA, il Vet. ATS, presa visione del RdP, potrà sbloccare la consegna;
  • adottare azioni correttivesull’alimentazione deglianimali (vedi NOTA 1);
  • smaltire il latte non conforme e i prodotti da esso derivati ai sensi del regolamento (CE) n. 1069/2009 (concimaia, biogas);
  • riprendere il conferimento del latte crudo solo a seguito dell’esito favorevole (< 50 ppt) di un CAMPIONE UFFICIALE, a cura del Servizio Veterinario ATS.

COME OTTENERE INFORMAZIONI E SUPPORTO TECNICO

Le Associazioni Allevatori della Lombardia offrono consulenza tecnica per l’implementazione di manuali e linee guida per l’autocontrollo aziendale di allevamento, caseificio, vendita diretta, ed analisi a prezzo speciale, per questo periodo di emergenza, presso il Laboratorio ARAL:

NOTE:

  • Controllo/modifiche razione, in caso di latte con AFM1 > 40 ppt:
    1. Controllare la qualità degli alimenti impiegati in razione, con particolare riguardo alla granella/farina/pastoni integrali e non di mais, mangimi con alto tenore di amidi, derivati della lavorazione del mais (es. panello di germe di mais), panelli oleosi ecc. – Richiedere certificazione ai fornitori.
    2. Ridurre/sostituire l’apporto di mais conmiscele di altre fonti energetiche, quali orzo, frumento, polpe di bietola, segale e altri cereali vernini o sorgo. Aumentare il silomais se certamente esente da inquinamento.
    3. Introdurre in razione sostanze adsorbenti con attività specifica relativamente all’Aflatossina B1 (zeoliti, illiti, sepioliti,bentonite, miscele di allumo-silicati ecc). Tali prodotti possono avere, se di qualità, effetto positivo sulla riduzione dell’inquinamento, sebbene non possano risanare un latte fortemente inquinato né risolvano la causa dell’inquinamento.

ATTENZIONE: a norma di legge, la presenza di Aflatossina B1 nel mais e materie prime non deve superare 0,020 mg/kg (milligrammi/Kg), cioè 0,020 ppm (parti per milione), ovvero 20 ppb (parti per bilione); in nuclei e mangimi non deve superare 0,005 mg/kg, cioè 5 ppb.

E’ possibile che animali alimentati con mangimi contenenti Aflatossina B1, anche a valori conformi alla normativa vigente, producano latte contaminato da Aflatossina M1; ad esempio, razioni con 3 kg di mais contenente 15 ppb di AFB1, determinano quasi certamente il superamento del limite di 50 ppt di AFM1 nel latte.

Pertanto, il piano di autocontrollo aziendale deve prevedere analisi di campioni di latte e/o alimenti con frequenza dei campionamenti in base all’esperienza acquisita, correlata alla situazione della contaminazione del mais per il periodo/annata considerata, da intensificare in concomitanza con variazioni della razione (nuova fornitura, apertura silo, ecc.), e la tenuta di documentazione scritta, con particolare riferimento alla gestione delle non conformità, e la raccolta dei Rapporti di Prova analitici.

  • Ai fini della ricerca di aflatossina M1 nel latte, in affiancamento ai regolari controlli definiti dai piani HACCP sia delle aziende di produzione che degli impianti di trasformazione, è consentito l’utilizzo di test rapidi immunoenzimatici come test di screening, mentre il superamento e/o rientro dei livelli di attenzione/di legge deve essereSEMPRE attestato da analisi effettuate da laboratori inseriti nel registro dei laboratori che effettuano analisi nell’ambito delle procedure di autocontrollo delle industrie alimentari .

In presenza di specifico accordo tra l’allevatore e primo acquirente, le analisi possono essere svolte direttamente da quest’ultimo, purché eseguite su campioni relativi alla singola azienda;i risultati dovranno essere comunicati all’allevatore che dovrà custo

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